Sui metodi di ricerca astrologica. L’approccio scientifico

Posted by AstroloGoal | Astrologia & Scienza | martedì 21 aprile 2020 6:09 pm

Articolo di Massimo Moras

La maggior parte del lavoro sul campo, da parte degli astrologi che si cimentano nella ricerca, è svolto in prevalenza su una base di volontariato personale privo di sussistenza o fondi specifici e spesso anche di un’adeguata conoscenza scientifica convenzionale.

Il soggetto di studio, inoltre, è di una complessità tale da dover presto scoraggiare qualunque tentativo di ottenere risposte certe e incontrovertibili, privilegiando l’analisi rispetto alla sintesi, essendo praticamente infiniti, nonché di diversa influenza intrinseca, i fattori astrologici da tenere in considerazione per un vaticinio completo di qualsivoglia natura.

L’esistenza di tale dinamismo e complessità dovrebbe dunque costituire un monito verso chi intraprenda studi semplicistici che tengano conto solamente di uno o pochi fattori isolati, senza uno sguardo attento sul loro divenire reciproco nel tempo.

L’astrologia è fondata su un paradigma organico che è meglio compreso attraverso metodi di ricerca qualitativi non sperimentali come l’ermeneutica, la fenomenologia e la teoria dei sistemi generali. Al contrario, la scienza moderna è radicata in un paradigma meccanicistico che è meglio compreso attraverso metodi di ricerca sperimentale e quantitativa che dipendono fortemente dalla statistica.

I metodi che derivano dal paradigma meccanicistico della scienza moderna sono in larga parte inappropriati alla ricerca astrologica e quindi spesso faticano a fornire supporto alle ipotesi dell’astrologia. Quando i ricercatori astrologici applicano metodi derivati ​​da un modello meccanicistico, altissima è la probabilità che si producano risultati che confermano la visione meccanicistica del mondo, una visione che però esclude l’astrologia in linea di principio.

Ciascuna epoca dell’umanità ha un’ottica delle cose che corrisponde allo stadio della mentalità collettiva che le è proprio. Gli Antichi cercarono una spiegazione nel quadro della loro visione animistica del mondo, esattamente come la spiegazione attuale – in termini di radiazione e irradiamento – rientra nella linea della nostra visione geofisica dell’universo. In verità, la nostra non farebbe altro che rimpiazzare la loro senza per questo essere più valida. Se le costellazioni furono da essi riportate a forme animali, i pianeti divennero gli “interpreti” della volontà degli dèi, o di geni benefici o malefici. Da un millennio all’altro non abbiamo fatto altro che sostituire, all’infantile presenza delle volontà divine, una visione “meccanicistica” che non legittima davvero le basi dell’astrologia. Bisogna infatti arrendersi all’evidenza che le acquisizioni astrofisiche non hanno aggiunto alcunché all’astrologia: non la riguardano. Altrimenti, perché mai i contributi di Gauquelin non avrebbero potuto essere integrati al corredo di questa nuova disciplina? Gli scienziati non si sono sbagliati, qui si tratta veramente di “un’altra cosa”, di un corpo estraneo al bilancio già inventariato che s’inserisce direttamente nell’apparato fisico del mondo“. [1]

C’è un’enorme mole di amenità pubblicate nel nostro campo, la maggior parte delle quali prende la forma di dichiarazioni semplicistiche, eccessivamente ottimistiche sul vero significato delle infinite variabili presenti in un tema astrale. Anche se tali dichiarazioni sembrano dimostrabili o testabili statisticamente, nella pratica reale vi è un’ambiguità inerente ai simboli astrologici che rende qualunque ricerca estremamente problematica. Questa ambiguità è inevitabile. Dopotutto, non stiamo parlando di entità fisiche che si comportano in modo coerente e prevedibile, ma di sottili correnti di coscienza che si mescolano e si evolvono in modi che rendono ogni tema astrale un profondo enigma.

Gli astrologi del nuovo millennio non possono più cavarsela con le dogmatiche caratteristiche tipiche dei testi astrologici tradizionali. Un’astrologia postmoderna riconosce che l’oroscopo simboleggia un’entità complessa e in evoluzione il cui comportamento è fondamentalmente indeterminato. Di conseguenza, le interpretazioni astrologiche dovrebbero necessariamente essere descrizioni approssimative che si avvicinano alla verità per gradi.


L’approccio scientifico

L’approccio scientifico definito dal metodo sperimentale non è in grado di catturare la natura complessa e sfuggente dell’astrologia. Il metodo sperimentale deriva da un metodo ampiamente obsoleto, da una visione semplificata dell’Universo che non ammette altre cause se non quelle materiali. Ogni progetto di sperimentazione è implicitamente basato su un modello di causalità materiale che è in ultima analisi incompatibile con l’astrologia. Tuttavia, l’adeguatezza di tale approccio viene sempre più attaccata dai filosofi della scienza che la considerano particolarmente inappropriata alle scienze umane, di cui l’astrologia può essere considerata un settore in qualche modo affine.

Scienziati e astrologi sono in conflitto non perché questi ultimi non si preoccupano dell’accuratezza del loro sistema, ma perché tale accuratezza non può essere dimostrata con metodi che lo semplificano e distorcono. Una via d’uscita dal dilemma potrebbe essere l’applicazione di un metodo che lasci meno spazio all’interpretazione soggettiva, introducendo procedimenti più rigorosi e verificabili, tali da riuscire a strappare in qualche misura l’astrologia dall’alveo della mera superstizione per avvicinarla a quello più moderno della ricerca scientifica.

Mentre molti seguaci dell’astrologia si trovano a corto di ricerca scientifica e specialmente di statistiche, la cosmobiologia cerca di usare ogni tipo di ricerca e di metodologia che possa accrescere le sue conoscenze e aiutarla a fornire risultati più accurati. […] Perciò, come nell’antichità appariva difficile qualsiasi branca di conoscenza che non facesse capo all’astrologia di quell’epoca, così in futuro la cosmobiologia, pur senza mescolarsi alle filosofie e alle ideologie correnti, può diventare di un incalcolabile aiuto per la scienza concepita come un tutto”.[2]

Lo studioso tedesco Reinhold Ebertin – noto per avere cercato di ‘svecchiare’ l’astrologia tradizionale rimuovendone imprecisioni e luoghi comuni – ha sviluppato con la sua cosmobiologia una tecnica interpretativa basata essenzialmente sull’uso dei midpoints, o mezzipunti, o mezze distanze tra due astri, che si distingue nettamente dalla pratica consueta di lettura dell’oroscopo, che non viene più esaminato e interpretato isolatamente, ma collegando il quadro astrale con le circostanze sia esistenziali che ambientali.

Un nostro felice esperimento, basato sui mezzipunti di Ebertin e applicato alla somma goal totale delle partite del campionato italiano di calcio, ha svelato interessanti scenari sulle potenziali applicazioni della cosmobiologia in ambito predittivo. I risultati dell’esperimento sono consultabili in appendice al nostro eBook Manuale di Astrologia del Calcio e rappresentano un grosso passo avanti nella ricerca di prove a sostegno dell’astrologia scientifica.

Astrologia e Scienza I: Dalla parte di Keplero

Bibliografia

1) André Barbault, Dalla psicoanalisi all’astrologia, CreateSpace Independent Publishing Platform, 2016, rif. pag. 18

2) Reinhold Ebertin, Applied Cosmobiology , American Federation of Astrologers, 2006, rif. pag. viii

Libri

Urano e la cerimonia del tè – Recensione libro di Marco Pesatori

Posted by AstroloGoal | Recensioni | giovedì 4 gennaio 2018 10:53 am

Marco Pesatori fa appello alla sua innata e suggestiva vocazione all’indagine astrologica più profonda e ci consegna questo interessante volume sulla natura simbolica dei pianeti lontani. La cerimonia del tè viene qui usata come metafora per “scandire le funzioni dell’essere” che, secondo la tesi dell’autore, le simbologie dei tre pianeti lenti starebbero ad indicare, “nei meccanismi del carattere degli individui e in quelli della società che gli stessi costruiscono”.

Secondo Pesatori, “l’uomo è sempre più sconnesso da una dimensione di equilibrio naturale“ e la ricetta per invertire la rotta di un mondo votato all’autodistruzione sarebbe la difficile, ma necessaria, conquista di una rinnovata armonia tra le energie potenti che i pianeti più esterni del sistema solare rappresenterebbero. Plutone ci viene proposto in qualità di “corpo desiderante”, Nettuno come “ideale dell’Io, forma, esigenza di mutare il bisogno in arte” e Urano come “sintesi realizzata” dei primi due, e dunque “azione felice, processo reale e non immaginario del vivere giorno dopo giorno, immersi in un presente che non è insensibile alla memoria del passato che lo ha prodotto, e non è reso ansioso dal futuro in arrivo”.

In particolare il pianeta nano Plutone – si veda a tal proposito il nostro articolo sulla definizione, anche astrologica, di questo corpo celeste – viene descritto da Pesatori con una coloritura a tinte forti: “Plutone come desiderio del corpo primordiale è pura libido, pulsione sessuale, sessualità assoluta che spinge verso l’Altro fino ad annullarsi, consumarsi, perdersi, innescando l’esplosione orgasmica che si connetterà a un’altra ben nota simbologia di Plutone, quella accettata da tutti gli astrologi degli ultimi decenni, di fecondità e creatività“. E ancora: “Plutone è dinamico. Si forma e si deforma. Attacca e disfa. Tutto ciò che ne disturba il flusso conduce a fenomeni morbosi“; “è l’Ombra junghiana, che più la si rimuove più si solleva, sorge, appare come visione che si impone comunque dai baratri e dagli orridi dei cunicoli mentali e dalle voragini dell’animo umano“.

Secondo la prospettiva junghiana di “sistema psichico totale come qualcosa che si trova in continuo moto energetico“, Plutone rappresenterebbe dunque un concetto allargato di libido, una sorta di appetito universale che andrebbe ben oltre i confini dell’ambito sessuale: “Plutone come simbolo degli archetipi, di quei contenuti che appartengono alla collettività e oltrepassano gli ambiti individuali, conferma comunque la carica altissima di energia insita nel simbolo“. La lentezza di questo lontano e minuscolo oggetto celeste lo connoterebbe, inoltre, come “spirito sotterraneo del tempo“, segno distintivo di intere generazioni.

Interessante, inoltre, il richiamo di Pesatori al concetto di ‘onda pilota’, intesa come “meccanismo di informazione attiva in grado di guidare in continuazione lo stato quantistico delle particelle”, in pratica ”una funzione d’onda universale dalle caratteristiche non-locali, in grado di permettere alle particelle di interagire istantaneamente qualunque sia la distanza che le separa”. In questo ‘potenziale quantico’ che tutto pervade e tutto influenza, l’astrologia contemporanea potrebbe “addirittura trovare un barlume di giustificazione scientifica” e “vedere rivoluzionata la sua propensione al meccanicismo e a certo determinismo”, considerato troppo ‘assertivo’ dall’autore.

In questo curiosissimo libro di Marco Pesatori, padre indiscusso dell’astrologia del pallone made in Italy, troviamo, tra gli altri, un brillante ritratto astrologico di Diego Armando Maradona, nato a Lanùs (nella periferia di Buenos Aires, Argentina), il 30 ottobre 1960 alle ore 7:05.

Il suo Sole in Scorpione, scrive Pesatori, “è in strettissima congiunzione con Nettuno, nella casa nettuniana Dodicesima”. Maradona è dunque un “nettuniano per sensibilità (anche e soprattutto di piedi, piedi-casa Dodicesima) e slanci idealistici sempre anticonformistici, fuori dal coro”. Inoltre, “si veda quella fantastica e davvero extraterrestre Luna nei Pesci” in aspetto armonico stretto a Marte, “medianica e geniale, nettuniana oltre ogni limite”.

Urano e la cerimonia del tè. Dialettiche e intrecci dei tre simboli fondamentali dell’astrologia contemporanea: Urano, Nettuno e Plutone

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