Urano e la cerimonia del tè – Recensione libro di Marco Pesatori

Posted by AstroloGoal | Recensioni | giovedì 4 gennaio 2018 10:53 am

Marco Pesatori fa appello alla sua innata e suggestiva vocazione all’indagine astrologica più profonda e ci consegna questo interessante volume sulla natura simbolica dei pianeti lontani. La cerimonia del tè viene qui usata come metafora per “scandire le funzioni dell’essere” che, secondo la tesi dell’autore, le simbologie dei tre pianeti lenti starebbero ad indicare, “nei meccanismi del carattere degli individui e in quelli della società che gli stessi costruiscono”.

Secondo Pesatori, “l’uomo è sempre più sconnesso da una dimensione di equilibrio naturale“ e la ricetta per invertire la rotta di un mondo votato all’autodistruzione sarebbe la difficile, ma necessaria, conquista di una rinnovata armonia tra le energie potenti che i pianeti più esterni del sistema solare rappresenterebbero. Plutone ci viene proposto in qualità di “corpo desiderante”, Nettuno come “ideale dell’Io, forma, esigenza di mutare il bisogno in arte” e Urano come “sintesi realizzata” dei primi due, e dunque “azione felice, processo reale e non immaginario del vivere giorno dopo giorno, immersi in un presente che non è insensibile alla memoria del passato che lo ha prodotto, e non è reso ansioso dal futuro in arrivo”.

In particolare il pianeta nano Plutone – si veda a tal proposito il nostro articolo sulla definizione, anche astrologica, di questo corpo celeste – viene descritto da Pesatori con una coloritura a tinte forti: “Plutone come desiderio del corpo primordiale è pura libido, pulsione sessuale, sessualità assoluta che spinge verso l’Altro fino ad annullarsi, consumarsi, perdersi, innescando l’esplosione orgasmica che si connetterà a un’altra ben nota simbologia di Plutone, quella accettata da tutti gli astrologi degli ultimi decenni, di fecondità e creatività“. E ancora: “Plutone è dinamico. Si forma e si deforma. Attacca e disfa. Tutto ciò che ne disturba il flusso conduce a fenomeni morbosi“; “è l’Ombra junghiana, che più la si rimuove più si solleva, sorge, appare come visione che si impone comunque dai baratri e dagli orridi dei cunicoli mentali e dalle voragini dell’animo umano“.

Secondo la prospettiva junghiana di “sistema psichico totale come qualcosa che si trova in continuo moto energetico“, Plutone rappresenterebbe dunque un concetto allargato di libido, una sorta di appetito universale che andrebbe ben oltre i confini dell’ambito sessuale: “Plutone come simbolo degli archetipi, di quei contenuti che appartengono alla collettività e oltrepassano gli ambiti individuali, conferma comunque la carica altissima di energia insita nel simbolo“. La lentezza di questo lontano e minuscolo oggetto celeste lo connoterebbe, inoltre, come “spirito sotterraneo del tempo“, segno distintivo di intere generazioni.

Interessante, inoltre, il richiamo di Pesatori al concetto di ‘onda pilota’, intesa come “meccanismo di informazione attiva in grado di guidare in continuazione lo stato quantistico delle particelle”, in pratica ”una funzione d’onda universale dalle caratteristiche non-locali, in grado di permettere alle particelle di interagire istantaneamente qualunque sia la distanza che le separa”. In questo ‘potenziale quantico’ che tutto pervade e tutto influenza, l’astrologia contemporanea potrebbe “addirittura trovare un barlume di giustificazione scientifica” e “vedere rivoluzionata la sua propensione al meccanicismo e a certo determinismo”, considerato troppo ‘assertivo’ dall’autore.

In questo curiosissimo libro di Marco Pesatori, padre indiscusso dell’astrologia del pallone made in Italy, troviamo, tra gli altri, un brillante ritratto astrologico di Diego Armando Maradona, nato a Lanùs (nella periferia di Buenos Aires, Argentina), il 30 ottobre 1960 alle ore 7:05.

Il suo Sole in Scorpione, scrive Pesatori, “è in strettissima congiunzione con Nettuno, nella casa nettuniana Dodicesima”. Maradona è dunque un “nettuniano per sensibilità (anche e soprattutto di piedi, piedi-casa Dodicesima) e slanci idealistici sempre anticonformistici, fuori dal coro”. Inoltre, “si veda quella fantastica e davvero extraterrestre Luna nei Pesci” in aspetto armonico stretto a Marte, “medianica e geniale, nettuniana oltre ogni limite”.

Urano e la cerimonia del tè. Dialettiche e intrecci dei tre simboli fondamentali dell’astrologia contemporanea: Urano, Nettuno e Plutone

Libri

Qualcuno truccò la partita del secolo – Recensione libro di Brett Forrest

Posted by AstroloGoal | Recensioni | giovedì 11 agosto 2016 3:16 pm

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Qualcuno truccò la partita del secolo” è un’inchiesta sulla corruzione nel calcio che nasce come materiale di un reportage per “ESPN The Magazine”, poi trasformato in un libro, per la cui realizzazione l’autore, il giornalista investigativo Brett Forrest, ha ricevuto la fattiva collaborazione dei protagonisti della vicenda.

Nell’ultimo decennio la criminalità organizzata, in particolare asiatica, attraverso il match-fixing ha reso il giro di denaro legato alle scommesse sportive uno degli affari più remunerativi, sviluppando un business in cui, secondo l’Europol, ben 700 partite di rilevanza internazionale hanno avuto risultati pilotati.

Nessuna competizione è stata risparmiata dalle attenzioni truffaldine di Wilson Perumal, la “gola profonda” dell’inchiesta sul calcioscommesse che, incalzato come in un thriller dalle indagini del protagonista principale del libro Chris Eaton (già direttore dell’Interpol e capo della sicurezza per la FIFA, vedi foto sotto), ha qui ricostruito per Brett Forrest tutto il meccanismo delle partite truccate, dai flussi di denaro ai legami tra calciatori, arbitri, dirigenti sportivi e scommettitori.

Chris Eaton, al centro, capo della sicurezza della FIFA, in una conferenza stampa ad Harare. (AP Photo/Tsvangirayi Mukwazhi)

Chris Eaton, al centro, capo della sicurezza della FIFA, in una conferenza stampa ad Harare. (AP Photo/Tsvangirayi Mukwazhi)

Il libro, che ha il ritmo di un thriller ed è avvincente come una spy story, ha il merito di mettere luce su una piaga purulenta dello sport più bello e amato del mondo che, attraverso il match-fixing internazionale e la corruzione del suo organo principale, la FIFA, conferma sempre più di essere anche il più sporco.

“Ha presente quella scena in Heat-La sfida?”. Il semaforo all’incrocio diventa verde e le macchine passano rombando. “E’ una scena molto interessante tra Al Pacino e Robert De Niro. Si trovano faccia a faccia. E poi Al Pacino dice: “Tu fai quello che fai; io faccio quello che devo fare”. Abbiamo entrambi una responsabilità. Chris Eaton ha un compito. Io cercherò di combattere il sistema. E’ quello che mi riesce meglio”. Perumal fa una pausa, poi si volta e si incammina nell’inverno…

Qualcuno truccò la partita del secolo – Libro di Brett Forrest

Undici metri. Arte e psicologia del calcio di rigore – Recensione libro di Ben Lyttleton

Posted by AstroloGoal | Recensioni | martedì 5 luglio 2016 11:12 pm

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Questo è il libro che Zaza e Pellè (entrambi nati sotto l’emotivo segno zodiacale del Cancro) avrebbero dovuto leggere, prima di arrischiarsi a diventare lo zimbello d’Europa per le sciagurate performance dal dischetto a conclusione del quarto di finale di Euro 2016 Italia-Germania.

Il giornalista inglese Ben Lyttleton presenta una chiave di lettura inedita su quella che erroneamente viene definita la “lotteria” dei calci di rigore… eventi carichi di valenza simbolica raccontati piuttosto come stati dell’anima, momenti di raccoglimento interiore, metafore per raccontare la vita, e non solo quella sportiva.

Che sia la finale di Europa League o una partita di scapoli contro ammogliati: un rigore è sempre un rigore. Una sfida psicologica da vincere ad ogni costo, una questione di vita o di morte, come un duello tra pistoleri in un film western di Sergio Leone. Da come un calciatore tira un calcio di rigore si possono capire molte cose del suo essere uomo prima che giocatore. Ad esempio il sottoscritto, quando zompettava nelle serie giovanili e si avventurava nei tiri dal dischetto, sceglieva sempre lo stesso lato: segno di carattere metodico, abitudinario, che ama stare a casa la sera (a scrivere recensioni). Se invece, come Zaza, lo tiri spesso sulla luna, allora possiedi di sicuro un ingenuo, per quanto generoso, animo di burro.

Leggere questo libro rende edotti, attraverso ricerche, studi e testimonianze, che la fortuna c’entra ben poco con l’esito a volte fatale del tiro dal dischetto. Qualche consiglio per gli aspiranti cecchini dagli undici metri? Non voltare mai le spalle al portiere, prendere la rincorsa entro 4 secondi dal fischio arbitrale, mai cambiare idea su come calciarlo.

Ma anche queste regole precise possono non bastare perché, come ha riferito Roy Hodgson a chi gli offriva un dossier completo su come andrebbero calciati i rigori per aumentare le probabilità di segnatura: “Sembra utile, ma i miei giocatori dimenticano tutto quello che gli dico appena entrano in campo, per cui sarebbe del tutto inutile farglielo leggere“. Chissà invece cosa avrebbe risposto Antonio Conte… forse: agghiacciante questo report!

Undici metri: Arte e psicologia del calcio di rigore – Libro di Ben Lyttleton

EX. Storie di uomini dopo il calcio – Recensione libro di Matteo Cruccu

Posted by AstroloGoal | Recensioni | domenica 19 giugno 2016 6:52 pm

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«Oggi i calciatori mi sembrano tutti uguali — afferma Cruccu — tutti con lo stesso taglio di capelli, le stesse risposte prestampate e tutti senza una vaga idea del mondo. Una volta c’erano personaggi degni della commedia dell’arte, che non erano i più forti, ma dei quali i tifosi si innamoravano»

E come dargli torto.

Commedia dell’arte, si diceva…

Prendiamo ad esempio la maschera buffa di Nando De Napoli (15 marzo 1964 – Pesci) che “gliel’hanno scolpita a San Gregorio Armeno, come potrebbe indossarne un’altra?“. La maschera di un personaggio buono, troppo buono, che alla fine si fa tirare in mezzo e butta tanti, tantissimi soldi in una brutta avventura di calcio minore.

Come si fa a non riconoscere nella folta chioma di Gianni Comandini (18 maggio 1977 – Toro) la maschera settecentesca di Sandrone, il contadino pieno di buon senso e rappresentante del popolo più umile e maltrattato, tanto inadatto allo stile Milan berlusconiano ed affini, da decidere di abbandonare presto una carriera da “nuovo Van Basten” per scorrazzare libero per il mondo con la sua tavola da surf.

Cosa dire poi della sana follia della maschera goldoniana di Alberto Malesani (5 giugno 1954 – Gemelli), sempre in fibrillante movimento quando frequentava i luoghi del pallone, con “l’anima e il corpo che diventano una sola cosa coi colori sociali che deve rappresentare“, ed ora a godersi i tramonti sul pendio che domina la valle della sua infanzia, dopo una giornata di duro lavoro sui campi.

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Queste sono solo alcune delle storie raccontate mirabilmente e con passo narrativo efficace – sebbene venato da un accento nostalgico intriso di struggente, a volte straziante, malinconia – da Matteo Cruccu, “storie dal finale aperto dove si scopre che vivere non è così facile come giocare“.

EX. Storie di uomini dopo il calcio – Libro di Matteo Cruccu

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