Urano e la cerimonia del tè – Recensione libro di Marco Pesatori

Posted by AstroloGoal | Recensioni | giovedì 4 gennaio 2018 10:53 am

Marco Pesatori fa appello alla sua innata e suggestiva vocazione all’indagine astrologica più profonda e ci consegna questo interessante volume sulla natura simbolica dei pianeti lontani. La cerimonia del tè viene qui usata come metafora per “scandire le funzioni dell’essere” che, secondo la tesi dell’autore, le simbologie dei tre pianeti lenti starebbero ad indicare, “nei meccanismi del carattere degli individui e in quelli della società che gli stessi costruiscono”.

Secondo Pesatori, “l’uomo è sempre più sconnesso da una dimensione di equilibrio naturale“ e la ricetta per invertire la rotta di un mondo votato all’autodistruzione sarebbe la difficile, ma necessaria, conquista di una rinnovata armonia tra le energie potenti che i pianeti più esterni del sistema solare rappresenterebbero. Plutone ci viene proposto in qualità di “corpo desiderante”, Nettuno come “ideale dell’Io, forma, esigenza di mutare il bisogno in arte” e Urano come “sintesi realizzata” dei primi due, e dunque “azione felice, processo reale e non immaginario del vivere giorno dopo giorno, immersi in un presente che non è insensibile alla memoria del passato che lo ha prodotto, e non è reso ansioso dal futuro in arrivo”.

In particolare il pianeta nano Plutone – si veda a tal proposito il nostro articolo sulla definizione, anche astrologica, di questo corpo celeste – viene descritto da Pesatori con una coloritura a tinte forti: “Plutone come desiderio del corpo primordiale è pura libido, pulsione sessuale, sessualità assoluta che spinge verso l’Altro fino ad annullarsi, consumarsi, perdersi, innescando l’esplosione orgasmica che si connetterà a un’altra ben nota simbologia di Plutone, quella accettata da tutti gli astrologi degli ultimi decenni, di fecondità e creatività“. E ancora: “Plutone è dinamico. Si forma e si deforma. Attacca e disfa. Tutto ciò che ne disturba il flusso conduce a fenomeni morbosi“; “è l’Ombra junghiana, che più la si rimuove più si solleva, sorge, appare come visione che si impone comunque dai baratri e dagli orridi dei cunicoli mentali e dalle voragini dell’animo umano“.

Secondo la prospettiva junghiana di “sistema psichico totale come qualcosa che si trova in continuo moto energetico“, Plutone rappresenterebbe dunque un concetto allargato di libido, una sorta di appetito universale che andrebbe ben oltre i confini dell’ambito sessuale: “Plutone come simbolo degli archetipi, di quei contenuti che appartengono alla collettività e oltrepassano gli ambiti individuali, conferma comunque la carica altissima di energia insita nel simbolo“. La lentezza di questo lontano e minuscolo oggetto celeste lo connoterebbe, inoltre, come “spirito sotterraneo del tempo“, segno distintivo di intere generazioni.

Interessante, inoltre, il richiamo di Pesatori al concetto di ‘onda pilota’, intesa come “meccanismo di informazione attiva in grado di guidare in continuazione lo stato quantistico delle particelle”, in pratica ”una funzione d’onda universale dalle caratteristiche non-locali, in grado di permettere alle particelle di interagire istantaneamente qualunque sia la distanza che le separa”. In questo ‘potenziale quantico’ che tutto pervade e tutto influenza, l’astrologia contemporanea potrebbe “addirittura trovare un barlume di giustificazione scientifica” e “vedere rivoluzionata la sua propensione al meccanicismo e a certo determinismo”, considerato troppo ‘assertivo’ dall’autore.

In questo curiosissimo libro di Marco Pesatori, padre indiscusso dell’astrologia del pallone made in Italy, troviamo, tra gli altri, un brillante ritratto astrologico di Diego Armando Maradona, nato a Lanùs (nella periferia di Buenos Aires, Argentina), il 30 ottobre 1960 alle ore 7:05.

Il suo Sole in Scorpione, scrive Pesatori, “è in strettissima congiunzione con Nettuno, nella casa nettuniana Dodicesima”. Maradona è dunque un “nettuniano per sensibilità (anche e soprattutto di piedi, piedi-casa Dodicesima) e slanci idealistici sempre anticonformistici, fuori dal coro”. Inoltre, “si veda quella fantastica e davvero extraterrestre Luna nei Pesci” in aspetto armonico stretto a Marte, “medianica e geniale, nettuniana oltre ogni limite”.

Urano e la cerimonia del tè. Dialettiche e intrecci dei tre simboli fondamentali dell’astrologia contemporanea: Urano, Nettuno e Plutone

Libri

Astrologia e Scienza I: Dalla parte di Keplero

Posted by AstroloGoal | Varie | martedì 2 gennaio 2018 5:51 pm

Tratto dal libro: Effetto Mercurio – Ripercussioni di Hermes in Astrologia Sportiva di M. Moras

Tutti sanno che il sistema eliocentrico, che pone il Sole al centro del sistema di orbite dei pianeti, ebbe sulla storia del pensiero scientifico un impatto paragonabile ad un’autentica rivoluzione. Meno noto è il fatto che furono proprio gli astrologi dell’epoca ad incoraggiare le ricerche di Copernico (1473-1543) e che lungi dal rallentarne il successo, anzi lo favorirono presso gli ambienti scientifici che erano ancora molto aderenti al principio d’armonia cosmica, un secolo prima che la nozione successiva di universo disperdesse il senso e le sfide di quella di cosmo.

Ma come si poneva la nuova cosmologia eliocentrica di fronte al pensiero astrologico tradizionale? Johannes Keplero (1571–1630) risolse la questione paragonando l’astrologo al contadino che non si chiede come arrivino l’estate o l’inverno, ma gli basta sapere che arrivano e in base a questo si regola. Che fossero i cieli o la Terra a muoversi, dunque, poco importava. Nel suo Mysterium cosmographicum, Keplero distingueva inoltre fra l’astrologia superstiziosa e l’astrologia vera, o scientifica, basata sull’esperienza, riconoscendo la dignità dell’astrologia competente e allontanando da sé il rischio di essere confuso con un volgare ciarlatano di piazza.

 

 

Il concetto di ciclicità propugnato da Keplero è un aspetto fondamentale del fatto astrologico e  rappresenta ancora oggi uno snodo cruciale nella ricorrente polemica anti-astrologica. L’uomo infatti, secondo l’astrologo e studioso moderno Sementovsky-Kurilo, non verrebbe “… al mondo in una composizione fisiochimica determinata essenzialmente dall’intervento diretto d’influssi astrali o raggi cosmici […] Si trova piuttosto inserito in un determinato moto ciclico e vi rimane inserito per tutta la durata della vita, subendo invariabilmente le oscillazioni dovute al coordinamento unico nel suo genere delle corrispondenti forze cosmiche”[1]. In altre parole, anche se l’astrologia si avvale dell’astronomia, essa necessita di un tipo di approccio e di logica differenti, dunque di un processo conoscitivo sostanzialmente estraneo ai metodi delle scienze fisiche e più vicino a quello dell’arte, della metafisica e della spiritualità.

La sottolineatura del ruolo degli aspetti, in quella che potremmo definire la neoastrologia kepleriana, si lega al motivo filosofico che ispira la rilettura del tema dell’influsso astrale. Riprendendo una tesi classica del neoplatonismo antico e rinascimentale, presente anche in Paracelso, Keplero respinge infatti l’idea che i corpi celesti esercitino un influsso fisico sull’uomo; gli astri sono segni, non cause, proclama, riproponendo la classica posizione di Plotino. Di qui la tesi per la quale gli effetti astrali si riconducono non all’azione attiva dei pianeti, bensì piuttosto alle modalità, individualmente sempre diverse, delle reazioni di ogni singola anima alle proporzioni armoniose (ovvero gli aspetti) degli angoli con i quali i raggi della luce celeste colpiscono la Terra“. [2]

Se infatti, insieme all’astrologo contemporaneo Stephen Arroyo, consideriamo il nostro sistema solare “… come un sistema completo e organizzato di energie, ritmi, funzioni e così via, ne segue allora che ogni sistema organico all’interno di quello più grande ha qualche armonica relazione con il resto del sistema. In molte culture antiche, i filosofi, i saggi e gli astrologi hanno definito tutto ciò la ‘relazione del microcosmo con il macrocosmo’”.[3]


La figlia folle dell’astronomia

Tutti gli antichi astronomi, compreso Galileo Galilei (1564-1642), facevano oroscopi per ‘sbarcare il lunario’. Lo stesso Keplero ne faceva per vivere e arrivò addirittura a definire l’astrologia come la figlia pazza dell’astronomia che tuttavia manteneva sua madre. In epoca rinascimentale, infatti, l’astrologia rappresentava la summa di tutte quelle conoscenze umane che oggi potremmo definire a vario titolo psicologiche, filosofiche, mediche e sociali; tutti strumenti fondamentali che permettevano agli uomini di cultura dell’epoca di riflettere su se stessi e comprendere la natura del loro contesto storico socio-economico e politico.

Più che teorici di procedure matematiche, gli astrologi – vecchi e nuovi – sono abili interpreti delle angosce e delle necessità dei loro clienti. La mancanza di riferimenti di tipo psicologico nell’attività astrologica di Galileo può avere varie spiegazioni. Una è che si sia interessato unicamente agli aspetti formali dell’astrologia, solo per metterla alla prova. […] Forse il matematico pisano scoprì che l’astrologia non era riconducibile a un modello meccanico, perché non era altro che intuizione e buon senso, da esporre con sottile ambiguità per mettersi al riparo da previsioni errate”.[4]

Ritratto di Galileo Galilei – Carta astrale di Cosimo II de Medici redatta da Galileo

Il metodo sperimentale inaugurato da Galileo segnò l’inizio della polemica anti-astrologica in chiave scientista che, nel contesto culturale moderno, ha raggiunto vertici di inaudita astrofobia. Negli ambienti scientifici accademici contemporanei l’astrologia è deprecata, i suoi principi negati e le sue pratiche disprezzate. Basti citare, come esempio, il tono delle invettive che un libro recentemente ‘sponsorizzato’ dal CICAP [5] nel suo sito web riserva alla pratica astrologica, definita dall’autore una “perfetta combinazione tra olio di gomito, olio di ricino e olio santo che insieme lubrificano a meraviglia le nostre speranze, le nostre trovate e i nostri trucchi”. Gli astrologi sarebbero di volta in volta “profeti della sfiga” , “veggenti autoreggenti”, “maestri della malora” nonché “imbonitori parascientifici, paranoici, parolai e paraculi”. Per colpa del rinnovato interesse verso l’astrologia, inoltre, considerata un “grande spettacolo oscurantista e sostanzialmente voodoo, […] dopo le faticosissime conquiste dell’Illuminismo stiamo letteralmente annullando oltre due secoli di crescita civica, scientifica e culturale”.[6]

Verrebbe da dire, con Arroyo, che questi fanatici dell’anti-astrologia sembrano soffrire di “un tipo di superstizione che apparentemente condannano, perché hanno permesso che opinioni determinate dalla paura si sostituissero alla conoscenza”[7]. Ma di quale paura si tratterebbe? Di venire defraudati del monopolio della conoscenza che l’ideologia scientista rivendica arbitrariamente per sè, ad esempio. Ma anche paura che la popolarità del racconto astrologico, vivo oggi come da più di due millenni, oscuri le pretese della tanto decantata obiettività scientifica, questa ‘soggettività degli scienziati’, come opportunamente la definisce Patrice Guinard nel suo Manifesto, in cui si legge, tra l’altro: “La ricerca scientifica si basa su una prassi socioculturale istituzionalizzata e su un consenso ideologico che essa stessa influenza. Si iscrive in un sistema di valori e di credenze collettive: ieri la teoria dell’etere, oggi quella del Big Bang […] Da questo punto di vista, la razionalità scientifica non è più “oggettiva” della cosmologia sumerica, o della mitologia bantu. Come qualsiasi conoscenza, è in parte un ‘romanzo’, una presunzione dello spirito umano, un manufatto della coscienza”.[8]

In conclusione di questa prima parte, a dimostrazione che un dialogo costruttivo e senza pregiudizi tra astrologia e astronomia è non solo possibile ma anzi auspicabile, riportiamo quanto scritto da un astronomo scettico ma illuminato su questo tema, sperando che possa essere di monito a tutti coloro che vorranno cimentarsi nell’impresa di coniugare le due istanze per il bene della conoscenza. Scriveva, dunque, Giorgio Buonvino, astronomo e collaboratore della Specola Vaticana: “Uno studioso serio dovrebbe astenersi da affermazioni preconcette, ben sapendo, sempre che se ne ricordi, che le negazioni di oggi saranno spesso le affermazioni di domani, e dovrebbe quindi restare aperto ad ogni possibilità. D’altra parte se non si può usare, nel caso dell’astrologia, il metodo sperimentale, instaurato da Galileo e rivalutato dall’Accademia del Cimento col suo famoso: «provando e riprovando», si può sempre procedere per convergenza di prove, con metodi statistici. Sono lunghi, lenti e costosi, è vero, ma pensate che un grande telescopio, gli edifici necessari, la strumentazione ausiliaria e l’equipe di tecnici e scienziati necessaria per mandarlo avanti costi poi di meno?”[9]

Astrologia e Scienza. Parte II

Bibliografia

1) Sementovsky-Kurilo, Nicola, Astrologia. Trattato completo teorico-pratico. Con effemeridi dal 1901 al 2029, Hoepli, Nuova Ed. 2015, p. 104

2) Pompeo Faracovi, Ornella, Scritto negli astri. L’astrologia nella cultura dell’Occidente, Marsilio, 1996, p. 265

3) Arroyo, Stephen, Astrologia della relazione. Amore, sesso e compatibilità, Astrolabio Ubaldini Ed., 2008, p. 30

4) Albini, Andrea, Oroscopi e cannocchiali. Galileo, gli astrologi e la nuova scienza, Avverbi Ed., 2008, p. 94

5) Il CICAP è un’organizzazione educativa e senza finalità di lucro, fondata nel 1989 per promuovere un’indagine scientifica e critica sul paranormale e le pseudoscienze. Fa parte dell’European Council of Skeptical Organizations.

6) Neuburg, Till, Astri e disastri. Manuale di sopravvivenza dell’astrologia e altre superstizioni, Fazi Editore, 2009, p. 19-46

7) Arroyo, cit., p. 26

8) Patrice Guinard, Il Manifesto, http://cura.free.fr/cura2/904m-it1.html

9) AAVV, Per una rifondazione dell’astrologia (Edizioni Ricerca ’90, Napoli, 1993, a cura di Ciro Discepolo), p. 30

Libri

Astrologia e Scienza II: Le obiezioni degli astronomi

Posted by AstroloGoal | Varie | martedì 2 gennaio 2018 5:45 pm

Tratto dal libro: Effetto Mercurio – Ripercussioni di Hermes in Astrologia Sportiva di M. Moras

Abbiamo visto, nella prima parte di questo approfondimento su Astrologia e Scienza, che lo scetticismo nei confronti della nobile arte di interpretare le stelle può assumere vari aspetti, che vanno dalle forme più acute di fanatismo anti-astrologico, per cui gli oroscopi non sarebbero altro che “… un’arrugginita scatola dei ferri per trasmetterci il tetano dell’inerzia e della rassegnazione”[1], all’apertura degli astronomi più illuminati per i quali “… nessuno studioso serio può negare o affermare quello che non conosce o non ha indagato: potrà solo dire se ha o no elementi per affermare o negare, e sempre con molta prudenza”[2].

Passeremo ora quindi in rassegna le principali obiezioni che gli astronomi, impegnati nel compito socialmente utile di porre un freno “… alla esagerata ed ingiustificabile diffusione di oroscopi ed esibizioni di presunte arti magiche”[3], contestano alle basi considerate pseudo-scientifiche dell’astrologia tradizionale.

Innanzitutto gli astronomi tengono a farci sapere che ”le ‘Costellazioni’ zodiacali sono tredici e non dodici, che le effemeridi astrologiche non corrispondono a quelle astronomiche a causa della Precessione degli equinozi [4]. Vero. Infatti già l’astronomo, geografo, matematico e filosofo greco, Gemino da Rodi, vissuto nel I secolo a.C. (autore del più vecchio trattato completo d’astronomia conservato finora) sottolineava che le stelle fungono soltanto da riferimenti, da marcatori temporali, e non da agenti influenti. Sostenere l’influenza delle costellazioni sarebbe dunque un errore e l’obiezione priva di fondamento “… sia perché si basa sul presupposto – falso – che le costellazioni abbiano dato il nome ai segni, mentre tutto fa credere il contrario, sia perché la coincidenza perfetta non ci fu mai, in alcun momento della storia, per essere, le costellazioni, quale più, quale meno estesa di trenta gradi, a volte poi sfuggenti a nord della fascia, a volte a sud.”[5]

La tredicesima costellazione zodiacale dell’Ofiuco, o Serpentario.

Fu l’astronomo greco Ipparco di Nicea (200-120 a.C.) che, scoperto il fenomeno precessivo dell’asse terrestre in virtù del quale il Sole, nel suo moto apparente, anno dopo anno non si trova più di fronte allo stesso grado di Zodiaco siderale dell’anno precedente (spostamento pari a 30° ogni 2160 anni circa), decise di fissare l’inizio dello zodiaco in corrispondenza del punto vernale, noto anche come punto equinoziale di primavera, facendo riferimento così ad uno zodiaco tropico, fondato sulla divisione in tre segni di ciascuno dei quattro quadranti delimitati dalle intersezioni dell’eclittica e dell’Equatore celeste.

Quando nel bimillennio precedente la nascita di Cristo l’astrologia iniziò a strutturarsi, la costellazione dell’Ariete era in direzione del Sole all’equinozio di primavera. Oggi il punto gamma (zero gradi Ariete) dell’eclittica si trova puntato tra il primo grado dei Pesci e il trentesimo dell’Aquario […].In seguito gli astrologi ritennero di dover cercare il riferimento con l’«alto» non già nelle costellazioni fisse, ma in quelle zone di spazio, comprese tra la Terra e queste ultime, che nei vari periodi dell’anno ospitano il Sole. Queste zone che sono i segni dello Zodiaco, furono suddivise di trenta gradi in trenta gradi e continuarono a portare il nome delle costellazioni a cui erano state intitolate a solo titolo simbolico”.[6]

Ipparco di Nicea (Hipparchus) – Il punto vernale (o gamma), che ai tempi di Ipparco corrispondeva all’inizio della costellazione dell’Ariete, ai giorni nostri punta in direzione del limitare tra quelle dei Pesci e dell’Acquario.

La forte valenza simbolica del disegno stesso dello Zodiaco, con la sua sorprendente regolarità geometrica di dodici archi uguali, di trenta gradi ciascuno, trascende dunque la sua parentela con la realtà astronomica. “La proiezione dello Zodiaco”, scriveva Mario Zoli, “ha le caratteristiche tanto dell’estrema regolarità, quanto dell’immutabilità, quanto dell’inclusione entro una struttura unitaria di dodici figure legate al moto del Sole, e tutte della medesima importanza […]. Idee di una natura aggressiva, immediata, forte e prontamente reattiva fecero sì che in una certa parte del cerchio si volesse vedere un ariete, e non già un canneto, perché quella figura e non un’altra era il referente migliore, e semplicissimo, di tutti quei concetti”. [7]

E’ dunque il simbolico l’essenza stessa dell’astrologia, la sua anima, non riconducibile a calcoli matematici e purtuttavia aperta alla possibilità di essere tradotta ed espressa nel linguaggio della scienza. L’astrologia, scrive Guinard, “è una concezione del reale circoscritta da una doppia esigenza, razionale e spirituale. Si spiega in questa via di mezzo, tra la presa in considerazione dei dati astronomici e la convinzione di un’armonizzazione della psiche con il suo ambiente astrale immediato. È per questo che non è stata mai ‘confutata’ dalla scienza. L’astrologia viene combattuta, non perché sarebbe un falso sapere o una cattiva metafisica – le società moderne e le loro istituzioni ne abbondano – ma precisamente perché è la sola metafisica viva capace di dissolvere l’unilateralità della coscienza moderna e di ordinare la molteplicità caotica delle sue conoscenze”.[8]

Astrologia e Scienza. Parte I
Astrologia e Scienza. Parte III

Bibliografia

1) Neuburg, Till, Astri e disastri. Manuale di sopravvivenza dell’astrologia e altre superstizioni, Fazi Ed., 2009, p. 195

2) Intervento di G. Buonvino in AAVV, Per una rifondazione dell’astrologia (Edizioni Ricerca ’90, Napoli, 1993, a cura di Ciro Discepolo), p. 30

3) Lettera aperta sull’eccessiva diffusione dell’astrologia – A cura della U.A.I. – Unione Astrofili Italiani – 2004

4) Obiezioni all’astrologia – A cura della U.A.I., cit.

5) Mario Zoli, Il simbolo come essenza dell’Astrologia, in AAVV, Per una rifondazione dell’astrologia, op. cit., p. 188

6) Discepolo, Ciro, Nuova Guida All’Astrologia VOL.1: V Edizione riveduta ed ampliata, Edizioni Ricerca ’90, 2014

7) M. Zoli, in AAVV, Per una rifondazione dell’astrologia, op. cit.

8) P. Guinard, Il Manifesto, http://cura.free.fr/cura2/905m-it3.html

 

Astrologia e Scienza III: Plutone e la Fascia di Kuiper

Posted by AstroloGoal | Varie | martedì 2 gennaio 2018 5:43 pm

Tratto dal libro: Effetto Mercurio – Ripercussioni di Hermes in Astrologia Sportiva di M. Moras

Tra le principali obiezioni che gli astronomi contestano alle basi considerate pseudo-scientifiche dell’astrologia tradizionale vi è anche quella, degna di maggiore attenzione da parte dell’astrologo serio, che la tarda integrazione nel discorso astrologico di Urano, seguita da Nettuno e Plutone, sia stata alquanto artificiosa e giustificata dal fatto che avrebbe probabilmente risolto una serie di imprecisioni nelle predizioni. “Ma ora che Plutone è stato retrocesso dallo stato di pianeta a semplice oggetto appartenente alla Fascia di Kuiper”, si chiede Philippe Zarka dell’Osservatorio di  Parigi, “perché gli astrologi non lo rimuovono dalla lista dei pianeti e confessano che in realtà non ha apportato nessun miglioramento?”[1] E se decidessero di tenerlo, si chiede ancora l’astronomo francese, che dire degli altri oggetti recentemente scoperti la cui lista sta crescendo di giorno in giorno e che hanno caratteristiche simili a Plutone, quali Sedna, Quaoar, ecc.

L’obiezione è legittima e – a scanso di equivoci – si tiene da subito a sottolineare che il sottoscritto, nella sua attività nell’ambito dell’astro-statistica applicata allo sport, ha di recente sospeso Plutone dal suo campo di ricerca, almeno fino a quando non avrà fatto chiarezza sull’argomento, accogliendo dunque l’appello di un astronomo competente e illuminato quale Zarka che, a sua volta, ha riconosciuto come le obiezioni dell’astronomia non siano sufficienti ad escludere che l’astrologia possa presentare alcune attribuzioni degne di una disciplina scientifica. Questo è un grosso passo avanti nel dialogo tra Astrologia e Scienza che meriterà di essere approfondito ulteriormente.

La Fascia di Kuiper è un anello composto da piccoli corpi celesti ghiacciati orbitanti intorno al Sole e situati oltre l’orbita del pianeta Nettuno.

Mentre su Urano e Nettuno (scoperti rispettivamente nel 1781 e 1846) non vi sono dubbi circa la fondamentale importanza nell’ambito del discorso astrologico in termini di significazione simbolica e accuratezza previsionale, per quanto concerne Plutone “le attribuzioni simboliche sono ancora scarse e ancora non verificate con risposte attendibili nella pratica oroscopica“.[2]


Un po’ di storia

Nel 1801, l’astronomo italiano Giuseppe Piazzi (1746 – 1826) scoperse un debole corpo luminoso tra Marte e Giove che chiamò Cerere, in onore della divinità romana patrona della Sicilia. Dopodiché, altri piccolissimi oggetti celesti furono trovati da ricercatori tedeschi tra il 1802 e il 1807: Pallade, Giunone e Vesta. Entro il 1890 ne furono scoperti oltre trecento e fu chiaro a tutti che non si poteva trattare di pianeti nel senso tradizionale del termine. Gli astronomi decisero quindi di chiamarli asteroidi o pianetini, in quanto decisamente inferiori nelle proporzioni ai pianeti conosciuti.

Ma veniamo al 1846, quando venne scoperto Nettuno, il quarto dei pianeti giganti situati oltre la fascia degli asteroidi. Con otto pianeti conosciuti, gli astronomi cominciarono a chiedersi se non ci fossero altri mondi sconosciuti laggiù in attesa di essere esplorati. Nel 1930, una ricerca sistematica rivelò quelle che sembravano essere le fattezze – forse eccessivamente ridotte – del pianeta numero nove. In virtù della sua orbita distante intorno al Sole, tale oggetto venne dunque classificato come pianeta e presto chiamato Plutone, in onore alla divinità dell’oscurità e dell’oltretomba nella mitologia romana.

Ritratto di Giuseppe Piazzi, scopritore di Cerere – Due lastre fotografiche che illustrano la scoperta di Plutone. L’oggetto, segnato dalla freccetta, appare in posizione diversa rispetto alle stelle che fanno da sfondo alle due fotografie (cliccare per ingrandire)

Le cose rimasero intatte per 65 anni. Sebbene l’orbita di Plutone apparisse più allungata rispetto agli altri pianeti (e addirittura incrociasse quella di Nettuno) sembrava essere un corpo isolato nella sua remota regione dello spazio, come Cerere prima della scoperta degli altri asteroidi. A partire dal 1995, tuttavia, astronomi con strumentazioni più avanzate cominciarono a notare la presenza di parenti prossimi a Plutone, fino alla scoperta, nel 2003, di un oggetto altrettanto grande – definito pianeta ‘nano’ – che chiamarono Eris, in onore alla divinità greca della discordia. Ad oggi, si contano migliaia di oggetti simili nella loro orbita attorno al Sole, nello spazio oltre Nettuno, detto Fascia di Kuiper dal nome di uno degli astronomi che ne ipotizzò l’esistenza.

Ecco un video che illustra perché Plutone non possa più essere considerato un pianeta (sottotitoli in italiano):

 

Per concludere, riportiamo le parole di un altro grande astronomo illuminato che così si esprimeva circa la pretesa degli astrologi di saperne comunque sempre di più e meglio degli astrofisici stessi in materia di pianeti, pianetini e mondi sconosciuti appena emersi dalle tenebre. Scriveva dunque Giorgio Buonvino: “Ancora oggi nessuno sa perché il sistema solare è fatto così; forse i pianeti furono originati dal Sole, forse Venere fu una cattura, forse Plutone è un antico satellite di Nettuno, forse, forse, ma il perché non si sa. Invece gli astrologi, quando gli astronomi hanno appena scoperto un pianeta, ne conoscono subito le sue caratteristiche e i suoi influssi e immediatamente se ne servono. Beati loro, a noi scoprire qualcosa costa tanta fatica, quintali di carta, migliaia di calcoli e di notti insonni. Oggi, oltre la Terra, il sistema solare comprende dieci corpi principali compresa la Luna, e siccome pare che ogni segno debba essere governato da un pianeta, ce ne dovrebbero essere almeno altri due. Però, visto che la divisione dello zodiaco in dodici parti è arbitraria, questa affermazione mi pare alquanto cervellotica, tenendo poi conto, in più, che il principio di similitudine vale in geometria, ma non in fisica e tanto meno in astronomia”[3]. Food for thought, spunti interessanti su cui meditare opportunamente, per far evolvere il dialogo tra l’astrologia seria e la scienza illuminata a livelli proficui per entrambi, per il bene della conoscenza e della multilateralità di ogni discorso sopra i massimi sistemi.

Astrologia e Scienza. Parte I
Astrologia e Scienza. Parte II

Bibliografia

1) Philippe Zarka, Astronomy and Astrology, in The Role of Astronomy in Society and Culture Proceedings IAU Symposium No. 260, 2009, D. Valls-Gabaud & A. Boksenberg, eds., p. 422

2) Sicuteri, Roberto, Astrologia e mito. Simboli e miti dello zodiaco nella psicologia del profondo, Astrolabio Ubaldini, 1978, p. 191

3) Intervento di G. Buonvino in AAVV, Per una rifondazione dell’astrologia (Edizioni Ricerca ’90, Napoli, 1993, a cura di Ciro Discepolo), p. 32

 

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